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Antigone al Caffè letterario Le Murate

Contro l'editto di Creonte, Antigone ha dato sepoltura al fratello Polinice, nemico della patria. La solitaria audacia della fanciulla, sprezzante dei consigli di prudenza della sorella Ismene, è giustificata da un'esigenza di pietas. Arrestata, sdegnosa d'una tardiva solidarietà d'Ismene, è rinchiusa in un antro sotterraneo da Creonte, incurante della collera del figlio Emone, innamorato di Antigone. Dopo minacciosi moniti dell'indovino Tiresia, la sgomenta resipiscenza del re non vale a impedire una triplice catastrofe: il suicidio di Antigone muove Emone ad un violento impeto d'ira contro il padre, poi contro di sé, e la madre Euridice, all'udire della morte del figlio si uccide. A Creonte annientato dal dolore non resta che disperarsi sui morti.

Antigone, ci spinge alla riflessione, eroina ante litteram di qualuque accadimento rivoluzionario futuro, disposta a pagare fino in fondo il suo gesto carico di sentimento, muove ad rielevare la natura umana, verso il divino, contro quella che è la fredda civilizzazione della legge, della città.

Un mondo in cui il potere civile si stava consacrando viene messo in discussione da una giovane fanciulla con un gesto profondamente intimo. Quale rivoluzione più forte ci può essere di quella dettata dal sangue? Martire, eroina, un Cristo femminile, nella purezza del suo gesto, nella tragicità degli eventi consequenziali la sua morte, che si scopre l'essere umano capace di tutta la sua umanità, un'umanità non più finalmente razionale, che ha radice nei nostri istinti più atavici. Antigone con un atto sincero, semplice, diretto, e profondamente innocuo, scopre un nervo, getta via sistemi, istituzioni, regole e poteri. E tutto ciò è profondamente spaventevole, e tutto ciò è ancora profondamente vero.

Più modernamente Antigone ricorda l'uomo solo, di oggi, esistenzialista, quasi Lo Straniero di Camus, capace di mettere in discussione il vivere umano ben organizzato con la sua intellettualità protetta, attraverso l'essenzialità del gesto non premeditato, istintivo e dunque libero.

Antigone è libera, libera di morire, vorremmo pensare, è una storia, una tragedia, un rimedio purgativo per dirla con Nietzsche per i nostri mali, non possiamo sicuramente farne a meno.

Lo spettacolo nasce da un laboratorio svolto presso La Polveriera Spazio Comune.

Ingresso libero

Adattamento e regia Filippo Frittelli
Con
Cosma Barbafiera
Tatiana Carcereri
Michele Jommi
Andreas Melissaropoulos
Ettore Petrioli
Ludovica Rio
Giorgia Stornanti
 


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